Pieve Torina. Museo della Nostra Terra



La storia non si scrive solo nelle sale affrescate dei potenti. La storia passa per i sentieri di terra, attraversa i campi di grano, le stalle, i fienili. Si nutre di vite semplici e dure, legate ai ritmi delle stagioni e delle lune. È il mestiere di vivere, e la tradizione della civiltà rurale dell'alto maceratese, che sono stati raccolti nel Museo della Nostra Terra di Pieve Torina. Scovati in cantine e soffitte, stalle e laboratori, gli attrezzi della quotidianità sono diventati documenti. Il museo nasce nel 1976, all'interno del quattrocentesco convento di Sant'Agostino. E' un museo etnografico-agricolo costituito da 14 sezioni in cui sono esposti 5000 oggetti, e comprende anche una sede distaccata nel mulino di Fiume.

L'itinerario inizia con il granaio, la cantina e la bottega del bottaio. Seguono gli ambienti della casa rurale: la cucina, la camera da letto, il bagno, la sala con i giochi dei bambini e l'aula scolastica. Gli spazi successivi sono dedicati ai grandi attrezzi agricoli e alla bottega del calzolaio. Quindi gli angoli degli artigiani: il carraio, il norcino, il falegname, il fabbro-ferraio, il carbonaro, il sellaio. Fanno seguito una grande sala con gli strumenti della pastorizia e della caccia, l'osteria e la sala della tessitura. Lungo i corridoi del chiostro sono esposti reperti piceni, carretti nuziali, vetrine con vestiti d'epoca. Completa la raccolta un'ampia documentazione fotografica e cartacea. Nella sala proiezione una serie di diapositive illustrano i cicli di produzione tradizionali. L'impianto di filodiffusione propone i canti originali dei contadini e dei pastori.


 
Il mulino di Fiume. L'altra perla del museo.

Il percorso continua con la visita al mulino di Fiume, struttura medioevale e sede distaccata del museo. Il complesso conserva le strutture originarie: l'opificio, una prima cascata d'immissione del torrente e il laghetto. Attraverso due canale inclinate, scavate nel muro-diga, l'acqua cade sui tre retrecini (eliche di legno formate da fusello e pale incassate) posti sotto le volte. Due grandi per le macine ed uno minore per azionare lo staccio e una mola. Delle due macine in pietra una, senza staccio, frangeva il cereale destinato al bestiame (granturco, orzo, ghiande, avena, fava). Dall'altra, impiegata per grano tenero, un sistema di cinghie in cuoio portava il macinato allo staccio provvisto di quattro bocchette a seconda del tipo di farina: una per il fior di farina, una per la crusca, e le intermedie per graduare nel macinato la percentuale di fiore e di cruschello.


MUSEO ANTROPOGEOGRAFICO 
PINACOTECA "DURANTI" 
MUSEO DELLA GROTTA DELLA SIBILLA 
MUSEO DEI MANOSCRITTI LEOPARDIANI 
MUSEO DELLE CARBONAIE 
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